Filed under: Uncategorized | Tag: aiuto, amore, bandiera bianca, disamore, paura, tradimento
no, no, non ce la faccio.
non ce la posso fare.
mi arrendo.
sono qui, nascosta in questa specie di rifugio dorato che mi rendo conto che mi va stretto, come tutti gli altri.
questa non è la mia vita, questa nonè la mia gente, questo non è il mio mondo.
solo che non so quali siano la mia vita, la mia gente, il mio mondo. non so a che cosa io appartenga, a chi.
mi ritrovo a scherzare con il fuoco, lasciandomi però ancora una volta trascinare dalla corrente per finire probabilmente affogata nel mare.
e poi dopo quasi cinque anni, ritorna dal nulla qualcuno che avrei rivoluto in qualunque forma con tutte le mie forze fino a poco tempo fa, qualcuno che ho sognato di notte, pensato di giorno, qualcuno il cui odore sentivo dappertutto, ben sapendo che era solo nella mia testa. e che stava vivendo la sua Vita lontano da me.
una vita vera e non fatta di nulla come la mia.
e oggi che torna o sembra voler tornare (e sottolineo sembra, perchè dopo sporadici entusiasmi è ritornato nel nulla dal quale riemergerà quando sis arà stufato di pannolini, pappe e notti insonni e sabati a guardare ballando con le stelle).
su un nuovo fronte, dopo una delusione da parte di un amico, una delusione grossa, grossissima, perchè se hai torto hai torto e non puoi voler passare dalla parte della ragione.
perchè se rubano in due sono due ladri e non è un infame quello che confessa e una vittima quello che scappa con il bottino. e invece pare proprio sia così.
ma a me non sta bene, quindi basta. solo che mi si apre un vuoto dentro…
e poi è arrivato P., che è un altro di quei sogni impossibili, ma così impossibili che nemmeno credo siano veri, che mi pare proprio di essere io che ho capito male.
e invece…e invece? e invece mi sa che ho capito fin troppo bene…..anche se temo di far di nuovo da supporto psicologico all’ennesima crisi di mezza età.
solo che che lui mi sta risvegliando desideri che nemmeno ricordavo di poter avere. anche ora mentre lo scrivo mi accorgo di desiderarlo come non mi capitava da…boh…anni?
solo che non ha senso, non è giusto, non va bene.
è sbagliato.
per lui, per loro, per noi, per tutti
e soprattutto per me.
e quindi, in questo mondo senza verità, senza affetti, senza passioni vere, io che cosa ci sto a fare?
perchè insisito a rimanerci?
basta, davvero, bandiera bianca! non ce la faccio più!
may day

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tanto tempo che non scrivo, nemmeno mi ricordavo più la password di questo blog.
neanche a dire che mi sono successe tante cose, perchè al contrario sembra che tutto si sia fermato, anzi che tante cose siano addirittura andate all’indietro.
ho anche ricominciato a fumare, che non è elegante per nulla e fa pure male alla salute e all’alito e ai vestti.
e al portafogli, perchè me lo ero dimenticato quanto costasse un pacchetto di sigarette (o semplicemente è aumentato da quando ho smesso)
alcune cose poi sembra siano davvero accadendo come tanti annio fa. è come se si volessero chiudere dei cerchi. riitrovo tracce di persone e fatti di un passato che nemmeno ricordavo più esistesse, ritrovo sogni stropicciati in fondo ai cassetti, chiusi fra le pagine di un libro o in un vecchio cd.
sogni passati di moda o di taglia, parole ormai superate, suoni sentiti troppe volte.
e allora mi ritrovo qui, sempre più inqueita in questo mondo che mi piace sempre meno e dal quale vorrei scappare. ma per andare dove? alla fien ogni posto è uguale a qui. cambia magari la temperatura, la luce, il panorama fuori dalle finestre, ma la gente è sempre la stessa a tutte le latitudini, pensa sempre allo stesso modo e sgugli altri pianeti ancora non si può andare.
mi viene voglia di chiudermi in casa e non uscire più, osservare da un posto sicuro un mondo incattivito, leggere storie e guardare film nei quali magari trovare quel mondo che sognavo un tempo e che, proprio perchè sognato, ho dovuto constatare che non poteva esistere.
è come se fossi prigioniera nel mio corpo, come se da lì dentro mi guardassi vivere una vita che non mi appartiene.
niente mi fa più ridere, sorridere, niente mi incuriosisce più, vivo in un presente senza desideri, se non quello di sopravvivere con il minor male possibile.
e mi accorgo che vivere senza desideri è davvero come non vivere per niente!
mayday

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mentre lo chef strilla perchè ci sono un paio di serate importanti in vista e poi la scorsa settimana sono successe un paio di cose che era meglio se non succedevano, mentre tutti dicono di stargli alla larga perchè è tornato più nero di quando è partito, io me lo trovo davanti, con la faccia stropicciata, stanco.
“passi da me dopo?” mi dice senza tono… io sorrido e dico di si. poi passo e non lo trovo e mi metto a fare quattro chiacchere con la P., che chissà se si è resa conto che lo ama alla follia. ma non in quel senso lì che si pensa tutti, lei lo ama senza saperlo.
non è un amore che ci vuole andare insiem o se lo vuole sposare, è tipo la perpetua con il parroco. guai a chi glielo tocca, ma la sua vocazione è sacra e non lo vede come n uomo, ma semplicemente come un oggetto di Amore Assoluto.
mi viene da dire tipo mamma e figliolo, ma non è proprio così, però è il tipo di amore senza fini sessuali che più gli si avvicina.
insomma, chiacchiero un po’ con la P., poi me ne vado e te lo vedo bel bello che torna verso la cucina e mi appioppa un paio di cose da fare, di quelle nuove che si è riportato da seminario.
e mi dice a me di vedere come possiamo farle e poi di passare da lui.
e allora, mentre mi studio ingredienti e trabocchetti, mi viene da pensare come mai solo al lavoro sono questa gran figa, mentre appena esco di lì divento la donna invisibile?
perchè al lavoro (che detto per inciso nemmeno mi piace, perchè lo sanno tutti come ci sono finita fra le pentole e il puzzo del frutto) tutti mi vedono brava, sveglia, e persino – giuro! – bella e sexy, mentre a casa sono uguale al cuscino dell’ikea del divano? quello rosso a cuore con le manine, che sta lì, sul divano a braccia aperte, tutto bellino e la gente che cosa fa? invece di abbracciarlo e guardaselo quanto è bellino e simpatico, ci si mette a sedere sopra senza tanti complimenti? poi magari dopo un po’ dà fastidio sotto alle chiappe e allora lo si prende per un braccino e lo si butta da un lato.
“via te, che dai noia!”
ma è possibile che io debba aspettare di andare al lavoro per poter ridiventare visibile? come mai non riesco ad attirare l’attenzione di chi mi sta affianco e – a detta sua – mi ama e mi ha scelta, non mi ha trovata lì per contratto. o è una politica dello chef per farci amare il lavoro, che ci ha sguinzaggliato ragazzi e ragazze che ci sottovalutano per farci essere più efficienti al lavoro?
solo che mi pare che io sia l’unica che ha a casa uno così, perchè le colleghe hanno questi fidanzati che cammiano altro che tre metri sopra al cielo perchè le loro ragazze lavorano da XY e fanno questo e fanno quell’altro e guarda come sono fortunati.
e mai sia che ci esci insieme, perchè secondo questi ragazzi le loro fidanzate sono così belle che non possono entrare in un locale senza essere subito oggetto di tutte le attenzioni maschili, nemmeno fosse entrata megan fox.
io il massimo che posso aspirare è “ma stai comoda a lavorare vestita così?” se mi metto una gonna.
e per il lavoro poi, nemmeno so se ha capito bene che lavoro faccio, se ha capito che ci sono delle cose che costano oltre i 20 euro e che a volte escono proprio come le ho fatte io, senza supervisione, perchè lo chef di me si fida, mentre ad altri non fa nemmeno metttere l’olio in padella da soli. secondo me pensa che butti la pasta nell’acqua che bolle o che versi il minestrone nelle scodelle. o forse pensa che faccia la cameriera.
non so nemmeno se sa dove sia esattamente il ristorante perchè tutte le (poche) votle che mi è venuto a prendere mi ha chiesto “l’indirizzo esatto”…
la situazione è piuttosto demoralizzante
mayday
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..se qualcuno mi spiega come mai se io sono giù e lo dico trovo sempre un altro che mi risponde “eh beh, si anche io…”
che se racconto che questo è un periodo no, guarda alle volte il caso, è anche il periodo no del mio interlocuttore.
ma non sarebbe possibile semplicemtne ascoltare e basta? non dico dare buone consigli o dispensare parole di speranza, ma solo stare zitti e eascoltare, annuire, dire…no, non dir eniente…solo stare a sentire.
e invece no, ogni volta che racconto che è un periodo no, nella migliore delle ipotesi mi si ricorda che “son ben altri i problemi!”…
beh, scusate, ma mica è mia la colpa se non ho – nè io ne’ nessuno della mia famiglia – una malattia incurabile, se non sono la vittima di una catastrofe naturale, se non ho perso il lavoro (che non ho)…insomma, mica è mia la colpa se i miei problemi sono “solo” questi…
l’altra ipotesi possibile è che che quel qualcuno ascolti l’inizio della frase “beh, sai…non è bel un periodo per me….”….e ti lascia dire solo “beh sai (e sul beh sai ha già capito ed è già pronto con la sua risposta)…non è (quel non lo autorizzza a non lasciarti finire il discorso e attaccare il suo)…. ed eccolo
“si, sai anche per me…perchè mi è successo che….”
e via….e senza che me ne renda conto mi ritrovo non so come ad affrontatre i suoi problemi, le sue scemenze, che poi se andiamo a evdere c’è sempre di mezzo un capo stronzo, oppure uno che è sposato o fidanzato e che (strano…) non lascia la moglie o fidanzata, ma – oh! – ha promesso che lo farà!!! e vedi che lo farà…
ma chi se ne frega!!!!
sono io che sto male!!!
sono io che ho cominciato il discorso!!!!
sono io che devo raccontare che non sono felice!! fosse anche perchè ho perso l’ultima puntata della mia serie preferita..
ma sono io!!!!!!
mayday
Filed under: Uncategorized | Tag: bacchjette magiche, delusioni, fata madrina, fughe, partenze, principe azzurro, sogni, speranze
la tentazione di scappare anche da qui è forte, sempre più forte.
la tentazione di tornare a casa è enorme! qui non conosco nessuno, questo posto non lo sento mio. a casa, chissà, forse qualcuno mi aspetta. o semplicemente trova normale che io ci sia.
ma devo resistere, anche in tutta questa solitudine.
devo resistere perchè è giusto così, perchè non posso sapere chi sono se non provo a esserlo. lasciate perdere, mi capisco da sola.
“lasciate“…..che buffo questo plurale laddove nessuno mi sta a sentire.
avevo letto una volta credo cesare pavese) che scrivere riunisce due piaceri, quello di parlare a se stessi e a una moltitudine al tempo stesso. per ora io parlo da sola, quindi il piacere è subito dimezzato. ma ho parlato a una folla per troppo tempo che forse ho dimenticato di parlare a me stessa…meglio parlare un po’ da soli allora, meglio ascoltarsi, soprattutto se si ha il dubbio che nessuno lo faccia più..
mi incuriosisce e mi rattrista un po’ (innegabilmente) che l’essere scomparsa non abbia portato nessuna curiosità per dove sono finita.
non credo sia difficile ritrovarmi…basterebbe un po’ di buona volontà.
quando ho deciso di andarmene l’ho fatto forse sperando che qualcuno venise a prendermi, pur sapendo che non sarebbe successo. accade nei film e basta, accade nei telefilm.
accade dopo non so quante puntate che big va a riprendersi carrie a parigi.
nella vita reale ce ne andiamo e nessuno ci guarda andar via, figuriamoci rincorrerci o venirci a riprendere dall’altra parte del mondo..ma nemmeno dall’altra parte della strada!
a che serve allora camminare con qualcuno se possiamo cambiare strada a ogni momento senza che nulla cambi.
se non per noi che abbiamo scelto una strada diversa?
mayday
Filed under: Uncategorized | Tag: ricordi passato amici amarcord futuro presente
mi devo ancora adattare a questa nuova casa che nessuno sa dove sia, a questo quartiere che ancora non conosco.
devo capire ancora in che mondo sono capitata e intanto…mi semrba di viaggiare nel tempo.
per una serie di circostanze mi sono ritrovata a contatto con il mio passato, curiosamente mentre cerco in qualche modo di sfuggirgli, o almeno di costruirmi una qualche parvenza di futuro.
e invece il mio passato ritorna fuori e sbuca da ogni angolo.
il weekend e’ stato al’insegna dell’amarcord, cominciato con una riunione di compagne di liceo. era buffo, perche’ eravamo in qualche maniera tutte dell’harem di V., chi in un modo chi nell’atro. ci ho pensato proprio mentre stavo preparami per andare a cena e mi chiedevo se si sarebbe presentato a quella cena di femmine, pronte al pettegolezzo della peggiore specie, pronte a fare l’appello, dalla A alla Z di tutti i compagni di classe per tirare fuori ognuna qualche particolare succulento.
e li’ mi e’ venuto da ridere, perche’ eravamo in quattro, quella che gli piaceva, quella che e’ stata con lui quella che ne era innamorata, quella che non poteva innamorarsene, ma che lo voleva come amico. ovviamente non dire’ chi era chi, ma tutte che ruotavamo intorno a lui.
serata divertente, finita ben oltre i limiti orari di ciascuna di noi al liceo, ben oltre i limti alcolici. alla fine ci samo fatte il riassunto delle nostre vite piu’ che di quelle degli altri. io sono stata quella piu’ zitta di tutte, ma e’ sempre stato cosi’ anche a scuola. ma ora a maggior ragione sono quella che ha meno voglia di parlare di se’, che ha meno da raccontare, perche’ se cominciasse a parlare sarebbe un fiume in piena. e probabilmente dimenticherebbe anche le cose piu’ importanti, tanti sono i particolari ormai insopportabili.
poi c’e’ stato il compleano del figlio di T. e a casa sua, sbirciando nella libreria, ho ritrovato i messaggi che ci scrivevamo al liceo, la mia scrittura, i suoi appunti.
stamattina poi, in modo del tutto inaspettato, ho incontrato l’ex storico della T.(2)… quello che ancora ripete che senza di lei non si sposera’ piu’ (me lo ha ripetuto, infatti), omettendo che e’ stato lui a mollarla per un’altra… quella della quale lei si era accorta o stufata…
insomma, il mio passato remoto sta rivenendo a galla (manca solo M a questo appello, ma non credo che ci incontreremo piu’…), coem se mi volesse dire qualcoas, come se mi volesse ricordare qualcosa o avvertire, non lo so.
come se mi colesse ricordare chi ero, i miei sogni, le mie speranze. e anche i miei amori.
non capisco se mi sta dicendo di tornare indietro e nel caso, di fermarmi dove. dovrei tornare fino laggiu’, a quel passato cosi’ lontano? oppure dovrei andare avanti, perche’ quel mondo non mi appartiene piu’? eppure ogni volta che ci ritorno con il pensiero ne sento tanta nostalgia.
o magari devo solo ricordarmi quanti sogni e quanto ottimismo avevo allroa. che fine ha fatto? chi se lo e’ preso?
allora sognavo a occhi aperti, oggi non riesco a farlo piu’ nemmeno se dormo.
allora vivevo in un mondo dove tutto era bello e possibile, oggi nemmeno cio’ che accade lo vivo come reale.
che cosa e’ succeso? chi ha spento il mio cielo, rubato i miei sogni?
chi, che cosa mi hanno fatta scappare di corsa da casa mia, per correre a rifugiarmi in queste stanze vuote nelle quali non ho nemmeno voglia di mettere qualcosa o invitare qualcuno, ma nelleauali mi sento sempre provvisoria e sola?
che cosa vuole cercare di dirmi il mio passato che ritorna?
e che cosa quello che non lo fa?
mayday
Filed under: Uncategorized | Tag: "cambio casa", addii, addio, casa nuova, solitudine
ho cambiato casa.
piano piano ho messo tutto in ordine nella casa vecchia, ho svuotato lentamente il frigorifero e la dispensa, ho fatto il bucato, pulito e spolverato.
poi ho arrotolato i tappeti, tirato le tende e abbassato le serrande.
e me ne sono andata.
sono venuta qui, un nuovo quartiere, un posto che non conoscevo. o meglio, c’ero stata qualche volta, ci abitano alcuni amici conosciuti di recente, ma nessuno dei vecchi, mi pare.
volevo un posto nuovo, volevo andare dove non mi conoscesse nessuno.
la mia vecchia casa era carina, ci ho abitato per quasi quattro anni, era frequentatissima, c’era sempre qualcuno.
ma avevo bisogno di andare via. non ho litigato con nessuno, non sto scappando da nessuno, avevo solo bisogno di cambiare, di stare dove nessuno mi conoscesse.
guardo queste pareti vuoti. e’ facile sentire la mancanza della vecchia casa, accogliente e calda, piena di ricordi.
mi sento anche un po’ sola qui, non c’e’ nessuno, nessuno sa che sono qui, non passera’ nessun amico.
ma dovevo farlo.
forse non e’ vero che non sto scappando da nessuno, la verita’ e’ che sto fuggendo, ma da quello che ero diventata, un’ombra, un riflesso.
e sto anche inseguendo qualcosa. me stessa, un sogno che ormai non e’ piu’ di felicita’, ma di semplice serenita’, che mi sembrerebbe gia’ una grande conquista.
e al tempo stesso cerco un posto…all’ombra. si, ma che non sia l’ombra di qualcun altro, ma semplicemnte un luogo piu’ tranquillo e riservato, un posto nel quale riesca a tornare per lo meno quella che ero, nel quale io riesca a costruire qualcosa.
o capire perche’ fino ad ora, forse, non ci sono riuscita.
vado a farmi un caffe’
mayday


